• Allegra Lindberg Poletti

Sì e no: come gestire coi bambini permessi e divieti

Non è certo una novità: fare i genitori è “il lavoro” più difficile del mondo, soprattutto quando ci si trova a dover scegliere quando dire “sì” e quando dire “no” ai propri figli.


Tra lavoro, impegni, corse su corse e mancanza di tempo, dire di “no” sembra essere diventato un problema per molte mamme e molti papà: tanti sono i sensi di colpa per il poco tempo trascorso coi figli, e il timore di ferire i più piccoli rende molto più difficile stabilire dei limiti, anche con i giusti rifiuti. Invece bisognerebbe imparare (oltre che capire), che un “no” ben utilizzato costituisce un aiuto prezioso per i bambini: i divieti intelligenti sono la prima pietra su cui far crescere la propria libertà individuale, e aiutano i piccoli a scontrarsi con quella sensazione di frustrazione che non deve però andare a rovinare la qualità delle relazioni.


Per prima cosa, ricordatevi che la mimica facciale nel momento in cui comunicate la vostra decisione diventa fondamentale. A un “no” solitamente si associano un viso tirato, uno sguardo severo, un tono di voce antipatico: dovrete invece essere capaci di mostrare la stessa serenità con cui esprimete i “sì”, dando la possibilità al bambino di ascoltare con attenzione ciò che dite, senza che se la prenda. Ma non solo, il vostro rifiuto deve sempre essere chiaro. È l’azione a subire la negazione, non la persona: i piccoli devono sentirsi sempre amati e mai messi in un angolo, qualsiasi sia la vostra decisione. Questo significa evitare gli eccessi sia in un caso che nell'altro: anche se la stanchezza potrebbe prendere il sopravvento, le ragioni dell’adulto devono essere sostenute fino all'ultimo, valutando situazione per situazione con estrema attenzione.





Ovviamente vi troverete di fronte una piccola scenata e molti capricci, quando deciderete per il divieto: solo il vostro modo di interagire in maniera costruttiva riuscirà a restituire equilibrio tra voi e i vostri figli.


I limiti stabiliti, per quanto possibile, dovrebbero essere mantenuti fissi nel tempo e condivisi da chiunque abbia a che fare con loro. Attraverso limiti giusti e coerenti, sono infatti proprio i genitori guidare i bambini e i ragazzi verso una crescita intellettiva, che li porterà a riconoscere i confini delle proprie esperienze fino ad un’autoregolazione che avverrà in modo graduale.


Come dice Maria Montessori, il bambino libero non è quello nella condizione di fare tutto ciò che vuole: il delicato equilibrio su cui si fonda una buona relazione educativa non è così semplice da percorrere, ma è un lavoro impegnativo che occupa ogni giorno. Tra dedizione, passione e molta pazienza.



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